REPORT - SEVEN 70 (MI) - 07.04.2007 - Festeggiamenti 200ima data!!!

Per chi di voi ha avuto la (s)fortuna di assistere ai festeggiamenti per il nostro 100mo concerto, questo reportage non costituirà altro che una conferma delle nostre sempre più deteriorate e inesistenti doti intellettive; per chi invece non ha potuto assistere dal vivo a quella prima esibizione di animalesche proporzioni, questo reportage costituirà una degna presentazione del concetto che sostiene la nostra band: L'IMBARAZZO. I preparativi per il 200mo concerto sono iniziati svariati mesi prima, con intense sedute di training autogeno e ipnosi di gruppo per aiutare tutti i membri della band a perdere qualsiasi traccia residua di dignità umana e rispetto per sé stessi. Quando infine persino un intero gruppo di maiali si rifiutò con indignazione di condividere il cibo nella mangiatoia con noi Clairovatt, ci rendemmo conto di essere pronti.

Max e Laura del Seven70 di Seregno non sospettavano quasi nulla quando ci hanno visti arrivare, sorridenti e baldanzosi, nel parcheggio del locale. L'atmosfera si è fatta però improvvisamente gelida quando è stato aperto il portellone posteriore del Clairo-furgone: oltre ai soliti strumenti, casse per gli amplificatori, oche starnazzanti e vari altri esemplari di selvaggina, dall'antro cavernoso del nostro mezzo di trasporto è fuoriuscita una custodia nera di forma rettangolare, troppo piccola per una chitarra e troppo grande per un microfono. Tutti abbiamo fissato in silenzio Fulvio che, con aria solenne come se stesse levando al cielo l'ostia consacrata, estraeva dalla custodia lo strumento che avrebbe poi coraggiosamente impugnato per dare il via all'imbarazzo più totale.

Facciamo scendere un velo pietroso sul soundcheck e sulle prove sceniche che ci hanno impegnato fino a tarda ora, per non rovinare la sorpresa ai lettori. Basti dire che i primi tre quarti del concerto si sono svolti normalmente: abbiamo accompagnato un soldato inglese nella sua carica contro i russi, abbiamo volato insieme a Icaro, ci siamo commossi insieme al condannato a morte ascoltando la sua ultima preghiera, siamo stati increduli testimoni della reincarnazione di un certo Beniamino Bricchi, e abbiamo infine composto tutti insieme il fatidico numero 666, a cui ha risposto la segreteria telefonica della Bestia che al momento era impegnata a contrattare per l'anima di uno sconosciuto suonatore di sax che - a detta sua - voleva vedere l'anima per sostituire il sassofonista di Bruce Springsteen.

Dopo la consueta finta uscita di scena, abbiamo atteso che il poliedrico Max aizzasse la folla a richiamarci all'esterno, ignara di cosa sarebbe uscito dalle quinte del palco del Seven70. Al posto di noi cinque aitanti giovani sudati e pronti a far piovere altro metallo sul pubblico delirante, si è presentato un terrificante ibrido tra un ornitorinco e un emu australiano, che indossava bermuda hawaiani, camicia a fiori e CALZINI AL GINOCCHIO e che - orrore degli orrori - impugnava un sax contralto!!! L'essere ingobbito e sudaticcio ha rivelato la propria identità con grande incertezza, aspettandosi un lancio di coltelli, sedie e tavoli: altri non era che il nostro manager Fulvio Trinca Colonel IV, che per la prima volta in vita sua osava suonare uno strumento su un palco di fronte a più di 3 persone!! La sua virtuosa esibizione con lo strumento è stata interrotta in due momenti dall'infrangersi al suolo di due grosse stalattiti di ghiaccio, e in una terza occasione da un gruppo di cani randagi che hanno fatto irruzione nel locale, fermamente convinti di aver udito i richiami di un pastore tedesco femmina in calore.

Sulle note di "You Can Leave Your Hat On" (9 settimane e mezzo per i meno avvezzi all'inglese) la folla è scoppiata in un boato liberatorio, e noi Clairvoyants abbiamo ripreso possesso del palco. L'abbigliamento era tra i più agghiaccianti che avessimo mai osato: improbabili camicette e canottiere da spiaggia dai colori shocking, bermuda e costumi da bagno, ciabatte infradito e bandane. Un plauso e l'eterno rispetto di tutti va al nostro impavido Alessio (che da quella sera in avanti è diventato "La Tartaruga Ninja") che si è presentato sul palco con CUFFIA e OCCHIALINI da piscina, che ha giustamente posto platealmente sugli occhi prima di iniziare con una agguerritissima "Surfin' USA" di teutonica memoria (i Blind Guardian insegnano...). Dopo le consuete "Fear of the Dark" e "Run to the Hills" il repertorio si è fatto sempre più eterogeneo. Su richiesta del pubblico abbiamo improvvisato nell'ordine: "I Don't Know" di Ozzy, "Sweet Child o' Mine" dei Guns, "Master of Puppets" dei Metallica, "Bella 'mbriana" di Pino Daniele e "Ti Ricordo Col Bikini" dell'immortale Gianni Morandi. Dopo aver ospitato sul palco intere generazioni di ex-membri dei Clairvoyants (nella fattispecie Fabrizio, Massimo e Mauro).

La serata si è chiusa sulle note di una "Running Free" più istrionica che mai, e sul ritorno a casa scende un velo di commozione e pietà. Gli ultimi ricordi della serata vedono i Clairvoyants in queste condizioni: Paolo che cerca di entrare nel letto con tutto il furgone, ancora carico; Fulvio, convinto di essere finalmente diventato sassofonista di Bruce Springsteen, che si allontana con un lungo spolverino marrone e un cappello in testa, suonando un blues malinconico sotto i lampioni e ringraziando con accento americano il pubblico di San Siro; Manuel che mostra orgoglioso come riesce a dondolarsi dal ramo di un albero reggendosi solo con la sua chilometrica matranga; Luca che mostra come riesce a lanciare e a riprendere al volo non solo una Gibson, ma anche la testata Marshall e la cassa Brunetti di Alessio, mentre beve un caffè e manda un sms; Gab sul tetto del furgone che declama a memoria l'opera "Amores" in tre libri di Publio Ovidio Nasone; Alessio, immedesimatosi nel suo ruolo di Tartaruga Ninja, che saluta tutti con un tonante "Cowaboonga!" e sparisce in un tombino.

NO CLAIRVOYANTS, NO PARTY!